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iLA COMPARSA DELL’UOMO SULLA TERRA

Per un lunghissimo periodo la terra fu abitata solo da animali. Come ogni altro essere vivente,animale e vegetale,l’essere umano è il risultato di un processo di trasformazione, definito dagli studiosi evoluzione.La parola evoluzione fu usata per la prima volta,applicata agli esseri viventi, dallo scienziato Charles Darwin.Egli sostenne che animali,uomini e piante non sono comparsi tutti insieme e nello stesso momento sulla terra,ma che ogni specie deriva da una specie precedente. Lo scienziato ipotizzò che flora e fauna derivino dai batteri,organismi microscopici. Da essi si formarono da una parte i molluschi e gli insetti,dall’altra i pesci,i rettili, gli uccelli e i mammiferi tra i quali le scimmie. Dalle scimmie si sarebbe sviluppato l’uomo .Il processo evolutivo che dalle scimmie antropomorfe portò all’uomo si chiama ominazione .Tali scimmie erano quadrumani,ovvero avevano quattro mani che permettevano loro di arrampicarsi dove volevano. Grazie ad esse vivevano in modo spensierato sulla chioma della foresta pluviale africana. La loro spensieratezza derivava dal fatto che la chioma era molto alta ed era irraggiungibile da qualsiasi predatore carnivoro. Inoltre,mentre la parte sottostante della foresta è buia e priva di frutti,la chioma, inondata dal sole, ne è piena. Quando la temperatura della terra cominciò ad abbassarsi, rendendo più scarse le piogge di cui la foresta pluviale si alimentava,gli alberi più alti cominciarono a morire e in alcune zone si aprirono vaste radure. Con il passare del tempo intere regioni si sarebbero trasformate in savane ,le immense distese di erbe alte con cespugli e alberi bassi e radi .Le scimmie,quindi, furono costrette a scendere nelle radure in cerca di cibo .Qui bisognava camminare e spesso anche correre per salvarsi da un predatore .Pur essendo veloci,consumavano molta energia. Allora da quadrumani scelsero di trasformarsi in bipedi,assumendo la posizione eretta e mutando le mani posteriori in piedi. Per qualche milione di anni queste scimmie non fecero che esercitarsi,barcollando come dei bambini che muovono i primi passi. Nel 2001 sono state trovate le ossa di un maschio che sette milioni di anni fa aveva già iniziato questo processo evolutivo. I suoi scopritori lo hanno chiamato ORRORIN che, in lingua keniota, significa primo uomo .Nel linguaggio scientifico però è più corretto dire non uomo ma ominide,ovvero quasi uomo. Gli studiosi hanno individuato quattro specie principali di ominidi:le protagoniste dell’ominazione.Il cammino che ha portato all’ essere umano attuale ebbe inizio quattro milioni di anni fa,in Africa,con la comparsa dell’Australopiteco ,fu la prima specie capace di camminare speditamente sugli arti posteriori. Quando l’Australopiteco si estinse,era già comparso un essere molto più vicino all’uomo attuale,l’ Homo habilis, capace di usare ciottoli scheggiati come strumenti. L’Homo Ergaster,ominide artigiano, fondò una specie straordinaria. Vincendo la paura, catturò il fuoco sottraendo rami in fiamme dagli incendi causati dai fulmini o dai vulcani ,costruì strumenti raffinati e taglienti e trovò il modo di trasportare l’acqua nel ventre essiccato degli animali erbivori o nelle grandi uova di struzzo .La cattura del fuoco gli permise di cuocere i cibi,ciò allungò la sua vita media eliminando le tossine della carne cruda .Poiché non sapeva riaccendere il fuoco,cercava di alimentarlo senza mai farlo spegnere .Il processo di ominazione conobbe altre tappe importanti con l’Homo Sapiens di Neandertal. Resti dell’ominide furono trovati in Germania nella valle del torrente Neander, si sviluppò in Europa. Il Sapiens,a causa di un cambiamento climatico,che diede luogo all’Era glaciale,visse tra i ghiacciai. Sapeva “ catturare” il fuoco,scuoiava gli animali per coprirsi con le loro pelli,abitava nelle caverne e viveva in bande. La banda era formata da Famiglie nucleari,cioè composte da una coppia di genitori e dai suoi figli. Vi era la divisione dei ruoli:gli uomini si dedicavano alla caccia,le donne allevavano i figli e provvedevano alla raccolta. L’Homo Sapiens cominciava ad avere la parola;cioè a pronunciare vocali e consonanti in modo distinto anche se parlava lentamente. Queste comunità seppellivano i morti,forse perché credevano in un’ altra vita. L’uomo a tutti gli effetti,quindi non più ominide,nacque in Kenia 120 000 anni fa ed è stato chiamato Homo Sapiens Sapiens ,ovvero “uomo intelligentissimo”.I Sapiens Sapiens siamo noi, e già allora parlavamo velocemente pronunciando chiaramente vocali e consonanti .L’Homo Sapiens Sapiens è chiamato anche Uomo di Cro-Magnon dal nome del luogo in cui fu scoperta,grazie ad una bambina che cercava il suo cognolino,l’ entrata di una delle caverne che avevano abitato,sul versante francese delle Alpi. Egli viveva di caccia e di raccolta .Aveva invece compiuto progressi la loro tecnologia .Inventò il bulino (una sorta di scalpello di pietra ideato per spaccare ossa,tronchi prima di lavorarli);il trapano e la tecnica dell’incastro che gli permise di dare un’impugnatura a lame di pietra per coltelli, martelli e asce .Imparò ad accendere il fuoco liberandosi dalla necessità di tenerlo sempre acceso e utilizzò le pelli di animali per cucire pantaloni e giacche. La loro religione era intrisa di magia .I riti,volti a dominare i fenomeni naturali, si svolgevano in caverne sotterranee raggiungibili attraverso cunicoli. Qui sono state trovate le prime pitture e sculture eseguite dall’umanità .Esse rappresentavano animali, figure geometriche e persino impronte di mani. Le bande partecipavano al rito con il canto,la danze e la musica.

LA PREISTORIA


La preistoria inizia con la comparsa dell’ uomo sulla Terra .E’ un’epoca di cui abbiamo pochissime testimonianze:ossa, scheletri, pietre prima scheggiate, poi levigate, graffiti, dipinti rupestri,arnesi da lavoro…..Fu un periodo lunghissimo, tanto lungo da indurre gli studiosi a suddividerlo in tre parti:

-Paleolitico;


-Mesolitico;


-Neolitico.

La differenza tra un periodo e l’ altro è determinata dal rapporto che i gruppi umani ebbero con l’ ambiente e dal loro grado di padronanza delle risorse naturali.

LA RIVOLUZIONE NEOLITICA:

Il Neolitico (ovvero: la nuova età della pietra, o della pietra levigata) si colloca tra l’VIII e il IV millennio a. C. E’ un’epoca storica caratterizzata da una serie di innovazioni.

Per quanto riguarda le innovazioni si registra:

  1. la nascita di una nuova tecnica di lavorazione della pietra, non più scheggiata come avveniva nel paleolitico, bensì levigata.

  2. la nascita dell’ agricoltura e dell’allevamento (mentre nel paleolitico l’uomo si dedicava alla caccia e alla raccolta), la cui origine va ricercata o in un drastico mutamento climatico che mise in crisi il modo di vivere di alcune comunità umane basato sulla raccolta di quanto già presente in natura, oppure nell’aumento della popolazione che provocò maggiore richiesta di cibo. Va detto che l’agricoltura probabilmente nacque grazie alle donne. Un giorno qualcuno si accorse che dai chicchi di grano caduti per sbaglio sul terreno stava nascendo una nuova pianta. Allora si trattenne dal mangiare tutti i chicchi che raccoglieva, selezionò i più grossi, li seminò ,seguì il germogliare delle piantine e aspettò la maturazione delle spighe per mieterle.Anche nei villaggi neolitici erano le donne a cucinare il cibo. Pestando i chicchi di grano o di orzo,ottennero una farina grossolana che impastarono con acqua, stendendola poi in forma di frittella e abbrustolendola sulle braci del forno aperto,cioè di un fuoco interrato in una buca sullo spiazzo davanti alla casa. Questo fu il primo pane dell’ umanità. Invece l’allevamento del bestiame cominciò nel momento in cui l’uomo capì che poteva esser conveniente non uccidere gli animali che aveva catturato, e pensò di tenerli in vita fino al momento di cibarsene .Comparvero nuovi animali: maiali, pecore, capre, asini, polli.

  3. la diffusione della tessitura (fibre animali e vegetali venivano intrecciate per ottenere stuoie, tappeti, tessuti) e della ceramica (l’argilla dei fiumi veniva modellata ed essiccata, poi l’oggetto veniva messo in una buca nel terreno e ricoperto di brace)


Tutto ciò (agricoltura, allevamento, nuove tecniche) produssero un cambiamento tale che venne chiamato rivoluzione neolitica. Essa cominciò verso l’8000 a. C., ma il punto d’origine non fu esclusivamente il Vicino Oriente (come si è pensato per molti secoli), bensì anche la Cina settentrionale, la Thailandia, il Vietnam, l’America centrale. Si ricordi che tale rivoluzione attecchì in particolare nelle valli dei grandi fiumi(Nilo, Tigri, Eufrate) dove l’acqua era ampiamente disponibile grazie alle inondazioni. In seguito, tra il 7000 e il 3000 a. c. l’agricoltura si diffuse nel Mediterraneo e in Europa.


RICORDA: la società paleoliticaera molto semplice: gli uomini si dedicavano alla caccia e alla difesa armata delle comunità, mentre le donne accudivano i bambini e facevano scorte di vegetali. La società neolitica, invece, era molto più complicata: oltre a coltivare la terra e ad allevare gli animali, l’uomo neolitico inventò molti mestieri (tessitore, ceramista etc.) e –come si vedrà – nuovi ruoli sociali (re, sacerdoti etc.)

NOMADI E SEDENTARI:


La pratica dell’agricoltura determina la nascita di appositi attrezzi per praticarla (anche se, in verità, strumenti come bastoni appuntiti e falci erano in uso già nel paleolitico per scavare radici o raccogliere piante selvatiche). L’aratrocomparirà alla fine del neolitico, quando la società cominciò ad apparire molto legata al lavoro dei campi: nasceva così il mondo contadino.

Le nuove tecniche, però, si diffusero nelle varie regioni della terra con una velocità molto diversa: ci furono popoli che restarono a lungo legati ai vecchi modi di vita (caccia e raccolta) e che vivevano praticando il nomadismo (perché alla continua ricerca di luoghi che potessero offrire selvaggina, vegetazione commestibile oppure pascoli e acqua per il loro bestiame); altri popoli si dedicarono all’agricoltura e allora si stabilirono in un determinato territorio divenendo popolazioni sedentarie.

La storia antica è caratterizzata da una costante rivalità tra popoli nomadi e popoli sedentari. I sedentari avevano una vita organizzata ma spesso non libera (conobbero presto la differenza tra ricchi e poveri, l’oppressione e la schiavitù); i nomadi avevano minor benessere ma erano più liberi (spesso, a causa dei continui spostamenti, divennero anche mercanti o predoni).

RICORDA: a testimonianza dei progressi compiuti dall’uomo durante la preistoria, si ricordino i Camuni, una popolazione che si stanziò nell’Italia del Nord, esattamente nella Val Camonica, e che ci ha lasciato segni della propria arte incisi su varie rocce.

LA NASCITA DELLE CITTA’:


L’agricoltura e l’allevamento migliorarono decisamente le condizioni di vita. Il cibo, aumentando, permise che la popolazione si incrementasse e che si organizzasse di conseguenza in villaggi. I villaggi d’età neoliticapotevano contenere centinaia di persone, le case erano costruite utilizzando fango, legno, pietra, paglia. Spesso sorgevano in riva a corsi d’acqua, allora poggiavano su pali di legno e venivano chiamate palafitte(case che aiutavano l’uomo a difendersi meglio dalle bestie feroci e dall’umidità).

Villaggi neolitici sorsero in Medio Oriente, in Palestina, in Siria.

La ragione per cui nacquero le città è la seguente: il bisogno di avere un luogo, il mercato, in cui praticare attività di scambio dei vari prodotti. Va ricordato che la rivoluzione neolitica spinse le comunità a diventare sedentarie, ma siccome non tutti i prodotti necessari erano disponibili sul proprio territorio si ricorreva al baratto (scambio di una merce in cambio di un’altra, tipico di un’economia che non conosce ancora la moneta). La città offriva lo spazio per praticare questa attività commerciale.

SI RICORDI, inoltre, che in questa fase nasce anche la specializzazione del lavoro: gli uomini cominciarono a svolgere una sola attività i cui prodotti diventavano appunto merce di scambio.

Testimonianza della vita culturale delle comunità sedentarie neolitiche, ci è data da alcune grandi costruzioni in pietra, dette megaliti (dal greco mègas= grande, e lìthos= pietra) . Ci sono pietre semplici dette menhir(alte parecchi metri e infisse nel suolo) e un altro tipo di monumento è detto dolmen(una grossa lastra appoggiata su altre pietre infisse nel terreno).

Tali megaliti esprimevano il profondo senso religioso delle popolazioni neolitiche.

LE CIVILTA’ FLUVIALI

I fiumi sono potenti acceleratori nella storia dello sviluppo umano:rendono facili le comunicazioni e forniscono grandi risorse idriche .Nelle terre vicino ai fiumi la costruzione di opere idrauliche (argini e canali) rese l’ agricoltura sempre più produttiva e fece fiorire grandi civiltà urbane. In Mesopotamia (terra tra i fiumi) , una regione dell’ Asia Minore, attorno al 3500 a. C. ebbe origine laciviltà sumerica; quasi contemporanea ad essa fu la civiltà egizia, che si sviluppò lungo il corso del fiume Nilo.

LA TERRA DI SUMER:

La Mesopotamia (come dice il suo stesso nome, composto da mèsos= in mezzo, e pòthamos= fiume) è il territorio compreso tra due fiumi, ovvero il Tigrie l’Eufrate(i quali nascono in Anatolia (l’attuale Turchia) e sfociano nel Golfo Persico. Oggi la Mesopotamia appartiene allo stato dell’Iraq. In questo territorio, verso il 5000 a. C., confluirono delle popolazioni che cominciarono a coltivare la terra e costruirono villaggi. In seguito, altri popoli sopraggiunsero in questi territori, ma si trattava di popolazioni nomadi. Per molti secoli nomadi e sedentari furono in contrasto tra di loro finché le due comunità non si amalgamarono: i nomadi si avvicinarono alle consuetudini delle popolazioni stanziali e nacquero così i Sumeri.

N.B. altri popoli presenti in Mesopotamia sono gli Accadi e i Babilonesi.

La prima civiltà Mesopotamica fu quella della Terra di Sumer(collocata allo sbocco del Tigri e dell’Eufrate nel Golfo Persico). In merito a tale civiltà si sa poco:

  • c’era una lingua, che pochi decenni fa è stata anche decifrata;

  • si lavorava la pietra, la ceramica (decorata con figure religiose) e i metalli preziosi;

  • c’era una produzione letteraria, per lo più si trattava di tradizioni orali.


La città Sumerica si sviluppa a partire da piccoli villaggi agricoli, e verso il 3000 a. C., ne nacquero diverse. Tra esse ricordiamo in particolare:

  • Nippur: sede dei magazzini, del quartiere degli scribi, del santuario e di vari templi dedicati alle divinità;

  • Ur: era la città “capitale”, sede dei palazzi regi e circondata da mura difensive. Tali palazzi regali sono collocati accanto ai templi (perché sovrano e divinità coincidono).

Le città sumericheerano autonome, perciò si parla di città-stato .Cioè i Sumeri non costruirono mai un unico regno anche se gli abitanti delle diverse città – statoerano accomunati dalla lingua, dalla religione e dalle forme artistiche. Solo in seguito qualcuna di esse divenne potente e cominciò a imporsi sulle altre facendo nascere gli imperi. Il centro della città è dato dal tempio, una costruzione che si sviluppa nel tempo, e se in origine era soltanto una piattaforma di mattoni, in seguito divenne una piramide a gradoni come la ziqquratche era il centro della vita religiosa ma anche di quella economica .Nella ziggurat si raccoglievano le eccedenze produttive che i sacerdotiamministravano .La difficoltà di ricordare le entrate e le uscite dei templi – magazzini indusse i sacerdoti egiziani e sumeri a inventare la scrittura. A Sumer essa aveva l’aspetto di una scrittura cuneiforme(ogni segno aveva cioè la forma di un chiodoo cuneol’elemento base della falegnameria di tutti i tempi che gli stessi sumeri avevano inventato)e veniva tracciata su tavolette d’ argilla; in Egitto era dipinta su fogli di papiro e fu chiamata geroglifica (“ segni sacri”) . I Sumeri erano politeisti. Veneravano gli astri e anche divinità che rappresentavano i sentimenti e i valori fondamentali della vita, come Ishtar, dea dell’ amore e della guerra. Ogni città aveva il suo tempio e in esso venerava il proprio dio.

Al fianco dei sacerdoti c’era il sovrano: che in origine divideva il potere con un’assemblea di cittadini e in seguito divenne l’unica vera autorità. Egli viveva nel palazzo reale (che insieme al tempio costituiva il centro della città); poteva imporre lavori forzati; si pensava fosse protetto direttamente dal dio (non si presentava quasi mai come divinità in terra, a differenza di quanto accade nella civiltà Egiziana); aveva il comando degli eserciti .La prima agricoltura neolitica era un’ agricoltura secca. Gli Egiziani e i Sumeri della Mesopotamia, però, decisero di domare i loro grandi fiumi (Nilo Tigri, Eufrate) per passare all’agricoltura irrigua .Si rendevano necessari lavori colossali per costruire argini, bacini e canali e domare le Forze della natura. Ma la sfida era tale che i villaggi elessero un re dotato di poteri divini e quindi in grado di dialogare con esse. Nei cantieri l’efficienza richiedeva una divisione del lavoro:la maggioranza della popolazione in alcune stagioni forniva la manodopera(come operaia), in altre produceva (in quanto contadina);una minoranza di specialisti(ingegneri e sorveglianti)venne esentata dai lavori agricoli. Il re stabilì che gli specialisti venissero mantenuti dai non – specialisti attraverso il tributo,che veniva versato in un tempio- magazzino, la “Grande casa”.Questa trasformazione determinò la nascita della città, un organismo sociale fondato sulla divisione del lavoro e dello Stato,un ente che esigeva dai sudditi il pagamento del tributo, ma in cambio si assumeva la responsabilità di provvedere al loro benessere. In Egitto e a Sumer lo Stato si identifica con un re, dotato del potere polito , in quanto comandante, legislatore e giudice.

L’EGITTO, DONO DEL NILO.

Fu uno storico greco (Erodoto) a definire l’Egitto come il “dono del Nilo”, e mai una definizione fu più adatta a sottolineare l’importanza di questo fiume, capace di rendere fertile la lunga striscia di terra che attraversava (specialmente la valle inferiore che era interessata da periodiche inondazioni1). Il Nilo nasce nell’Africa centrale, attraversa il Sudan e poi si indirizza verso il Mediterraneo scavando una valle che coincide con il territorio egiziano.

L’Egitto di divise dapprima in:

  • Basso Egitto: a nord.

  • Alto Egitto: a sud.


L’Alto e Basso Egitto erano in origine due Stati (o Regni) ma in seguito il territorio fu unificato (verso il 3000 a. C.) sotto la guida del Faraone, la cui persona – sacra e inviolabile – era circondata da un fasto straordinario, come si conviene a un dio in terra che esige dagli uomini una completa devozione e adorazione. Dopo tale unificazione la prima capitale fu Tini, nel Sud del paese. Da tale capitale derivò la definizione di regno Tinitaper i primi secoli di storia egizia, epoca in cui comparvero i geroglifici. La fase successiva al Regno Tinita fu quella dell’Antico Regno(2700-2300 a. C.) quando la capitale si spostò a Menfi.


La rivoluzione Neolitica arrivò in Egitto verso il 4500 a.C., la pratica dell’agricoltura migliorò le condizioni di vita e determinò – di conseguenza - un aumento della popolazione. L’Egitto si distinse anche per la produzione di merci di lusso e per un’arte tanto raffinata da attirare l’ammirazione di altri popoli.

La popolazione era suddivisa in nomi: si trattava di comunità locali che in seguito divennero le province del regno egizio. Ogni nomoaveva proprie tradizioni, proprie divinità (la lingua, però, era comune) ed era amministrato da un governatore. Va ricordato che la civiltà egiziana ricevette limitati contributi dall’esterno: il territorio rimase a lungo isolato perché stretto tra deserto e mare (diversamente dalla Mesopotamia che, invece, si apriva volentieri ai contatti con le regioni circostanti).

La società egizia era piramidale e autoritaria: al vertice vi era il Faraone che aveva potere assoluto di vita e di morte su tutti gli egizi; dopo il faraone c’erano il primo ministro(o visir) che era a capo dell’amministrazione, i sommi sacerdoti(ogni tempio ne aveva uno, nominato dal faraone) e i vari governatori di nomi; a seguire gli scribiche scrivevano relazioni su tutti gli atti del governo e gestivano le ricchezze (va precisato che non esisteva la moneta, per cui la ricchezza della società egiziana era data dai beni naturali: gli scribi amministravano i magazzini ove tali beni venivano stipati); gli artigiani e i contadini(i primi lavoravano alla decorazione delle tombe reali mentre i secondi erano obbligati a lavorare gratis per costruire canali e fortificazioni e a cedere allo Stato buona parte del raccolto) venivano immediatamente prima degli schiavi, che erano quasi sempre prigionieri di guerra o stranieri, e svolgevano compiti pesantissimi, come il lavoro in miniera.



SCRITTURA EGIZIA:

La scrittura egizia è stata interpretata a partire dal ritrovamento della “Stele di Rosetta2” e grazie all’intuito di un grande egittologo francese Jean-François Champollion che riuscì a decifrarla. Questa scrittura fu definita dai greci geroglifica (cioè, scrittura sacra) perché si poteva trovare quasi esclusivamente nei templi e nelle tombe. Essa si componeva di ideogrammi (un segno che indica una intera parola) e di segni fonetici (a ogni segno corrispondeva un suono). Per gli usi pratici, questi caratteri vennero semplificati e nacque così la scrittura che i Greci definirono ieratica (cioè sacerdotale). In seguito fu creato un sistema di scrittura ancora più veloce chiamato “scrittura demotica”, cioè popolare.

Tre civiltà: Cretese, Fenicia, Ebraica.

Occorre considerare che il mare fu un’ importante via di comunicazione che ha permesso lo sviluppo di grandi civiltà. Nel Mediterraneo si svilupparono alcune civiltà di marinai e commercianti che dominavano il mare (determinando la cosiddetta talassocrazia).

In tale ambito si distinguono la civiltà cretese (XIX-XV sec. a. C.) e quella Fenicia (dal 1200 a. C.)


  • L’isola di Creta si trova nel Mediterraneo orientale; è una zona ricca di foreste e densa di popolazione. In quest’isola si svilupparono nel tempo una grande quantità di miti: il più importante era quello legato a Minosse, il sovrano di Creta che avrebbe costruito un grande palazzo (il Labirinto), dove era stato rinchiuso un essere mostruoso metà uomo e metà toro, chiamato Minotauro. Si diceva che Minosse dominasse il mare e che la stessa Atene doveva inviargli periodicamente dei giovani perché fossero divorati dal Minotauro. La civiltà cretese viene anche definita minoica, dal nome del sovrano Minosse e raggiunse il suo massimo splendore tra il XIX e il XV secolo.

Tale civiltà è di tipo urbano, i centri principali erano Cnosso e Festo, dove sorgevano enormi palazzi (il più grande di tutti era il palazzo di Cnosso). Questi palazzi non erano, però, fortificati e questo indicherebbe l’assenza quasi totale di guerre. La scomparsa della civiltà Cretese si ebbe nel 1450 a. C. o per un terremoto o a causa dell’invasione di popoli nemici. Tuttavia a Creta c’era di certo una complessa amministrazione: ciò è attestato dalla presenza di 2 tipi di scrittura: la lineare A e una scrittura geroglifica (nessuna delle due è stata mai decifrata) usate per la contabilità all’interno dei magazzini.


  • La civiltà Fenicia si sviluppa sulle coste del Libano (dal 1200 a. C.). Si trattava di un popolo composto da esperti marinai e abili artigiani: la maggiore risorsa era costituita dal legname con cui costruirono navi sempre più perfezionate. Altro grande merito dei fenici fu di aver inventato l’alfabeto fonetico, da cui sono poi derivati gli alfabeti moderni. A livello sociale in Fenicia c’erano varie città (Sidone, Tiro, Biblo), ma ognuna era retta da un sovrano costituendo uno stato autonomo. Ciò fu causa di debolezza.

In ambito religioso siamo di fronte a una civiltà politeista (che adora, cioè, più divinità).


Gli Ebrei (la cui civiltà si colloca a partire dal 1800 a. C.) vivevano a sud del Libano. Tale popolo patì la diàspora (ovvero la dispersione), ma restò comunque unito e legato alle proprie tradizioni. Gli Ebrei sono il primo popolo monoteista della storia; il loro libro sacro è la Bibbia, in cui sono narrate la religione, le vicende del popolo, usi, leggi, costumi.

La storia degli Ebrei comincia con il patriarca Abramo, originario della città di Ur in Mesopotamia. La Bibbia racconta che Dio fece un patto con Abramo, promettendo a lui e al suo popolo la Terra Promessa. In cambio Abramo giurò a Dio che gli Ebrei lo avrebbero sempre adorato. Verso il 1800 a. C., così, gli Ebrei si stabilirono in Palestina. Va tuttavia ricordato che poi un gruppo di essi emigrò in Egitto, cadendo vittima della persecuzioni dei faraoni fino a ridursi in schiavitù.

Verso il 1250 a. C. , Mosè guidò di nuovo il suo popolo dall’Egitto verso la Terra promessa. Secondo la Bibbia, Dio si manifestò a Mosè consegnandogli le Tavole della Legge su cui erano scolpiti i dieci comandamenti. Alla base della religione ebraica vi è, dunque, l’alleanza tra Dio e il popolo di Israele: Dio chiede agli Ebrei fedeltà assoluta, da qui il divieto di adorare altre divinità. La fedeltà a Dio si manifesta attraverso l’obbedienza ai dieci comandamenti e a tutta una serie di obblighi riguardanti le festività e la vita quotidiana:

  1. Rispettare il sabato;

  2. Celebrare le festività, fra cui la più importante è quella di Pasqua;

  3. Rispettare il prossimo;

  4. Non mangiare alcuni cibi come la carne di maiale.

LA CIVILTA’MICENEA AGLI INIZI DELLA STORIA GRECA

I Micenei discendevano dalle popolazioni di lingua indoeuropea che all ‘ inizio del secondo millennio a. C. erano giunti in Grecia , mescolandosi con la gente del luogo. La loro lingua fu la più antica forma di greco. Omero canta le loro imprese chiamandoli col nome di Achei. Ciò che sappiamo di questa civiltà ci è rivelato dalle scoperte archeologiche e da molte tavolette, che recano iscrizioni in lineare B, una scrittura da poco decifrata. Le città micenee(Micene, Tirinto, Pilo..) sorgevano, in generale, su una’ altura ed erano difese da grandi mura e si raggruppavano intorno a una fortezza, chiamata rocca, al centro della quale c’ era il palazzo del re. Questi era proprietario della maggior parte delle terre e guidava l’ esercito in battaglia. Al suo fianco c’era una classe privilegiata di guerrieri che possedevano terre, schiavi e greggi e costituivano la nobiltà. Come a Creta, tutte le attività economiche erano dirette dal palazzo del re. Per questo le civiltà di Creta e di Micene sono dette civiltà dei palazzi .I Micenei coltivavano olio e vite con cui producevano grandi quantità di olio e di vino. Greggi di capre e di pecore davano lana pregiata, lavorata dalle donne: filatrici e tessitrici. Fra gli artigiani , però, i più apprezzati erano i lavoratori del bronzo, perché dall’ efficienza delle loro armi dipendeva il risultato delle battaglie .Il commercio marittimo era fiorente .Tutti i traffici per i micenei avevano lo scopo principale di procurarsi metalli soprattutto il rame che, fuso in lingotti, costituiva forse una specie di moneta primitiva. Quasi sicuramente ai Micenei va attribuita la distruzione di Troia, una ricca città dell’ Asia Minore ( o Anatolia),abbattuta intorno alla metà del tredicesimo secolo a. C .Troia ,che sorgeva in posizione dominante sull’ Ellesponto (oggi Dardanelli), molto probabilmente ostacolava l’ espansione commerciale micenea. Così, secondo la leggenda, i principi micenei ( gli Achei) si allearono fra loro, attaccarono la città e la incendiarono dopo un lungo assedio. Cinque secoli dopo, le vicende degli eroi achei e troiani furono cantate in due poemi attribuiti al poeta Omero: l’ Iliade (da” Ilio”, altro nome di Troia) e l’ Odissea, il poema di Ulisse(Odisseo in greco).Poco dopo la distruzione di Troia anche la civiltà micenea entrò in una fase di decadenza e intorno al 1050 a. C. finì per scomparire o a causa della crisi che colpì , tutto il Mediterraneo orientale, con la discesa dei popoli del mare, ostacolando i commerci marittimi e indebolendo le città micenee, o a causa dell’ invasione di popolazioni indoeuropee, fra cui quella dei Dori.


LE NUOVE CITTA’ GRECHE

NASCE LA POLEIS

Per la Grecia l’ VIII secolo a.C. fu un momento di grande sviluppo demografico ed economico, durante il quale si svilupparono due importanti fenomeni:

-la nascita della nuova città greca , una città- stato, detta polis;

-la fondazione di un gran numero di colonie in tutto il bacino del Mediterraneo e del mar Nero.

La città greca,presenta una nuova organizzazione urbanistica:la descriviamo prendendo a modello la polis di Atene,una delle più importanti città greche, nel momento del suo massimo splendore(Vsecolo a.C.).Atene nel V secolo a.C. era formata dalla città alta(acropoli) e dalla città bassa ed era collegata dalle lunghe mura al porto del Pireo.

L’acropoli era un’ altura su cui all’inizio sorgeva una cittadella fortificata per i momenti di pericolo e, dal V secolo a .C .un complesso di edifici e di templi dedicati ad Atena, la dea protettrice della città. Ai piedi della collina sorgeva la città bassa ,con le sue strade fiancheggiate da piccole case di legno e di argilla..Al centro della polis si trovava una vasta piazza, detta agorà, dove si affacciavano le botteghe degli artigiani e dove i mercanti disponevano le loro bancarelle. La piazza era affollata di cittadini che andavano a far compere, a trattare affari , a prendere decisioni comuni sulla vita della città. La piazza fu un’ invenzione delle città greche .Atene nel V secolo a.C. era una grande potenza marinara. Nel suo porto, il Pireo, erano ormeggiate le triremi, navi da guerra a tre ordini di remi .Dal porto giungevano ad Atene i rifornimenti indispensabili alla vita della città. Sull’ acropoli sorge il Partenone, il tempio della dea Atena.Il tempio era per i Greci la casa della divinità. Nel locale più interno del Partenone , la “cella”, era collocata una statua della dea Atena.Le cerimonie religiose avvenivano all’ esterno del tempio, in un’area che conteneva l’ altare .Le poleis greche erano centinaia. Ciascuna era autonoma rispetto alle altre e aveva leggi,forme di governo, feste, unità di misura e, più tardi, monete proprie .La durata storica delle poleis si limita a quattro secoli(dall’VIII al IV secolo a. C.).Mentre in Mesopotamia, in Egitto e negli altri imperi dell’ antichità, abbiamo incontrato solo dei sudditi, sottomessi ad un sovrano, in Grecia incontriamo anche dei cittadini, uomini liberi che si riuniscono in assemblea e prendono decisioni per il governo della città..L’originalità delle forme di governo è un altro elemento caratteristico delle poleis.

N.B. La polis è una città- stato greca, basata sull’autogoverno dei cittadini.

SOCIETA’ ED ECONOMIA NELLE POLEIS

Nella poleis la popolazione è divisa in due gruppi ben distinti: uomini liberi(grandi proprietari terrieri, piccoli contadini, artigiani , mercanti….) e schiavi (schiavi pubblici, schiavi domestici, schiavi di campagna o delle miniere).Tra gli uomini liberi solo alcuni sono cittadini e, in quanto tali, godono di speciali diritti.

Solo chi è cittadino può partecipare alle assemblee, possedere la terra, fare la guerra. Quest’ultimo è un dovere ma è anche un diritto perché in Grecia chi difende lo stato ha anche il potere di votare e di decidere. Essere cittadini è un privilegio. Per i vantaggi che porta con sé, il diritto di cittadinanza è molto desiderato ed è gelosamente difeso da chi lo possiede. Ciò provoca contrasti in numerose città greche, dove coloro che sono esclusi dalla cittadinanza lottano per ottenerla.

Poiché l’ unica ricchezza degna di un uomo libero è il possesso della terra, i grandi proprietari terrieri, che possiedono le terre più fertili, ricche greggi e mandrie di cavalli, occupano nella società una posizione dominante .Essi chiamano se stessi “ i migliori”(in greco, àristoi, da cui la parola aristocratici).Gli aristocratici hanno i mezzi per procurarsi armatura e carro da guerra e possono difendere la città in caso di pericolo. In Grecia infatti ognuno deve armarsi a proprie spese, perciò chi non ha mezzi non può combattere .Ma poiché solo chi combatte ha il potere di decidere, gli aristocratici impongono la loro volontà nelle assemblee e detengono il potere. Degli altri uomini liberi la maggioranza è costituita da piccoli o piccolissimi proprietari terrieri. Molti non possiedono che un piccolo campo che negli anni di buon raccolto dà loro di che sfamarsi. Ma nelle annate cattive questi contadini sono spesso costretti a indebitarsi per comprare sementi e attrezzi di lavoro. Se poi non riescono a pagare il debito, il creditore è può appropriarsi delle loro terre e delle loro stesse persone, costringendoli a lavorare per lui come servi, fino a che il debito non sia estinto. La servitù per debiti è causa di forti tensioni sociali. Esiste poi un gruppo sociale intermedio, formato da commercianti e artigiani , che sono uomini liberi e col loro lavoro producono ricchezza. Ad Atene artigianato e commercio sono per lo più in mano a stranieri residenti(meteci) che non essendo ateniesi devono pagare regolarmente una tassa e non hanno diritto di possedere case o terreni .Fra l ‘VIII e il VI secolo a.C. le poleis greche entrano in una fase di rapido cambiamento a cui contribuisce , prima di tutto, un vasto fenomeno di colonizzazione che dura due secoli. In questo periodo un grande numero di Greci abbandona la sua terra e fonda colonie in un’area che si estende dal Mar Nero al Mediterraneo occidentale. Molti emigranti si dirigono verso le coste dell’ Italia meridionale e questi territori, dove sorgono le colonie greche, prendono il nome di Magna Grecia.Partono soprattutto contadini poveri, minacciati dalla fame e dalla servitù per debiti, mercanti in cerca di fortuna, qualche potente, sconfitto nelle lotte frequenti e costretto alla fuga. Quando in una città l’aumento demografico diventa insostenibile, sono le stesse autorità ad imporre l’ emigrazione di una parte dei cittadini.

RICORDA:la colonia, in età antica, è una città fondata da gruppi di cittadini al di fuori dei confini del loro stato. Gli abitanti della colonia di solito mantengono la cultura della madrepatria, la città da cui provengono.


  • Sparta e la sua Costituzione:

Nel Peloponneso, grande penisola a sud della Grecia, una polis si affermò sulle altre, Sparta o Lacedemone, occupata da tribù doriche

.A partire dalla dominazione del re Licurgo, a Sparta la società fu suddivisa in:

  1. Spartiati: erano i capi delle famiglie guerriere dominanti, si distribuirono fra loro tutta la terra della regione occupata .Il loro potere si fondò , così, oltre che sulla forza delle armi, anche sulla proprietà terriera. Gli spartiati , con le loro famiglie chiamavano se stessi gli “Uguali” e costituivano una oligarchia (un governo di poche persone),che dominava su una popolazione almeno venti volte superiore.

  2. Periéci (periferici): discendevano dai Dori di umili origini; abitavano in campagna dove praticavano l’agricoltura, il commercio e l’artigianato; erano liberi ma privi di diritti politici (cioè non potevano votare né partecipare all’assemblea cittadina);

  3. Iloti: erano gli schiavi di Stato (discendevano dalle popolazioni sconfitte dai Dori), quindi privi di qualsiasi diritto politico; lavoravano i campi di proprietà degli Spartiati.Nei confronti degli ilioti, gli spartiati potevano compiere ogni genere di sopruso senza essere puniti.


Anche l’ organizzazione politica della città è attribuita al mitico legislatore Licurgo.Secondo la leggenda, Licurgo andò a Delfi a consultare l’ oracolo di Apollo e fu il dio stesso a prescrivere il sistema di governo della città che rimase invariato per più di quattrocento anni. Questa fu la organizzazione politica di Sparta:

a. due cittadini appartenenti a potenti famiglie spartiate , avevano il titolo di “re”, con compiti esclusivamente militari;

b.un’ assemblea di tutti i cittadini maschi spartiati che avessero compiuto 30 anni. Tale assemblea (apella) poteva approvare o respingere le proposte della gherusìa;

c. un’ assemblea popolare composta di un numero limitato di capifamiglia aristocratici (la gherusia, o assemblea degli anziani) prendeva le decisioni più importanti per il governo della città;

d. il compito di impedire che fosse violata la legge di Licurgo era affidato agli èfori (ispettori). Il loro potere era grande: potevano arrestare perfino i re.

Il declino di Spartaderivò da due fattori: 1) l’eccessiva importanza data all’esercito (gli Spartiati erano guerrieri) e quindi il disinteresse per agricoltura, commercio e artigianato (praticate dalle classi inferiori Perièci e Iloti) portarono a una economia povera; 2) gli Spartiati si sposavano solo tra loro e avevano pochi figli, quindi tale classe progressivamente cominciò a diminuire rispetto alle altre. Ciò fece sì che mancasse un ricambio nella guida di Sparta.


L’ORGANIZZAZIONE POLITICA DI SPARTA:

efori= custodi delle leggi;

due re= capi militari;

gherusia = assemblea degli anziani;

apella = assemblea popolare.




POLIS GRECA

  1. Quando nasce la polis?

La polis e nata nel VII secolo a.C

  1. Differenze tra la polis ateniese e la polis spartana?

    La differenza tra la polis ateniese e quella spartana e che ATENE era la citta della filosofia dell'arte e anche della cultura e della conoscenza invece SPARTA era la citta bellica per la sua eccellenza, curava della sapienza, ma soltanto dell'apprendimento dell'arte del saper fare la guerra irrobustendo il corpo e diventando cosi soldati professionisti

  2. La costituzione spartana di licurgo?

    sociale di Sparte è stata fissata in una costituzione di cui non si conosce con esattezza l' origine, suo ispiratore sarebbe Licurgo vissuto in un tempo imprecisato. ( per taluni nel XII secolo a.C., nel periodo dell' invasione dorica.Secondo altri nel IX secolo, secondo il filoso greco Aristotele nell' VIII secolo). Gli spartiati lo adoravano come un Dio solare. Il suo nome significa "facitore di luce".

    4.La costituzione democratica ateniese di Clistene?

    La democrazia è il governo del popolo, la democrazia è una concezione che considera essenziale il riconoscimento dei diritti politici a tutti i cittadini.

    5. le zone principali della polis (agora, acropoli)? Definisci:

    -l'acropoli

    -l'agora

    -la chora

ACROPOLI:la parte più alta e fortificata delle antiche città greche, sede della reggia in età minoico-micenea, poi centro monumentale e religioso della città: l’acropoli di Atene.

AGORA: Nell'antica greca, la piazza principale e centrale, dov'era il mercato e dove si tenevano le pubbliche adunanze.

6.polis oligarchia?

Oligarchia é il sistema di governo imposto da un gruppo ristretto di persona.

7.polis democratica?

La democrazia era il governo del popolo in cui la sua sovranità è eseguita dai sui cittadini.

8.le olimpiadi: le origine?

L'origine degli antichi Giochi olimpici si è persa, anche se esistono molte leggende. Il primo documento scritto che può riferirsi alla nascita delle Olimpiadi parla di una festa con una sola gara: lo stadion(gara di corsa). Da quel momento in poi tutti i Giochi divennero sempre più importanti in tutta la Grecia antica. Successivamente altri sport si aggiunsero alla corsa e il numero di gare crebbe fino a venti, e duravano sette giorni. Le Olimpiadi avevano anche un'importanza religiosa, in quanto si

svolgevano in onore di Zeus, re degli dèi.

9. le principali divinità greci dell' Olimpo?

Zeus e Giove re di tutti gli dei, dio del cielo e dei fenomeni meteorologici

Ares dio della guerra,

Efesto dio fabbro,

Apollo che regnava sullle arti, la luce e la salute,

Era dea delle donne e dei lavori di casa,

Estia guardiana del focolare,

Demetra protettricie delle messi e dei raccolti

Artemide dea delle vergine e della caccia,

Afrodite dea della belleza e dell'amore,

Atena che regnava sulla saggezza e sulle armi,

e Ade che ebbene, egli preferi sempre il suo regno sotterraneo e non lo si vide mai molto spesso Olimpo.


1. Quando nasce la polis?

2. Differenze tra la polis ateniese e la polis spartana

3. La costituzione spartana di Licurgo

4. la costituzione democratica ateniese di Clistene

5. Le zone principali della polis (algorà, acropoli)

6. Definisci polis oligarchia democratica

7. Le olimpiadi: origini

8. Le principali divinità greche dell'olimpo – chi erano i figli di Zeus

 

RISPOSTE

1-Nascita Polis Greca

Gli studiosi hanno formulato diverse teorie in merito alla sua nascita, per alcuni le radici della polis risalgono al periodo miceneo, secondo altri questa realtà emerge nel periodo post-tirannico della Grecia, e in particolare di Atene. Ma l’ipotesi più diffusa anche in virtù degli studi di Victor Ehrenberg (1) è che la polis si sia formata nel corso dell’VIII sec. a.C., periodo durante il quale si sono verificati una serie di processi di aggregazione fisica e politica di unità isolate (i villaggi o komai) e dall’affermarsi all’interno di un’area ben delimitata di un rapporto complementare tra “centro” e “periferia”.

 

2- Polis ateniese: Il governo della polis ateniese eleggeva annualmente nove arconti,

legislative, giuduziari e militari. I primi provvedimenti di Solone furono: annullare tutti i debiti, restituire la libertà agli schiavi, limitare il limite di estensione terrena per ogni singolo cittadino, vietare l'esportazioni do prodotti agricoli.

Polis spartana: La polis spartana nacque nel luogo in cui sorgeva la città di Lacedemone il cui re era Menelao fratello di Agamennone, e venne distrutta intorno al 1200 e sulle sue rovine nacque la nuova città Dorica situata al centro della Laconia in una valle alluvionale scavata dal fiume Eurota circondata da monti tra cui spicca il massiccio del Taigeto circa 3500 m. Da questo monte gli spartani gettavano i bambini menomati. In questa zona si insediò nel X sec. a.C. una popolazione di stirpe Dorica.

Attorno al 750 a.C. divennero padroni della Laconia e iniziarono ad espandersi verso la

Messenia più ampia e più fertile che occuparono definitivamente tra i 680-620 a.C. epoca in cui visse Tirteo, il poeta nazionale spartano.

Nelle sue poesie viene espresso l’ideale militare guerriero che avrebbe dominato la società spartana nei suoi scritti esortava la gioventù a sacrificare la vita per la patria.

 

6-Polis Democratica

La parola demokratìa è formata da due termini: demos (il popolo, la comunità civica nel suo insieme) e kratos (sovranità, forza, potenza). Si tratta di una forma di governo basata sulla sovranità popolare, il suo migliore esempio si ha ad Atene, definitasi nei suoi tratti basilari con la riforma di Clistene verso la fine del VI secolo, ma raggiunge la sua piena realizzazione nella metà del V secolo. Il principio ispiratore della polis ateniese è l’isonomìa, uguaglianza di leggi per tutti i cittadini, da cui deriva un loro reale coinvolgimento nelle decisioni della comunità. La grande novità della riforma clistenica consiste nella creazione della Bulè dei Cinquecento, un consiglio

popolare in cui la totalità del corpo civico trovava spazio e la possibilità di decidere.

In una polis democratica la struttura centrale è l’assemblea del demos, in cui il potere politico veniva esercitato da tutti sulla base dell’isegorìa (il diritto di parola) e le decisioni prese per maggioranza. Le cariche magistratuali ricoperte dai cittadini erano temporanee, ma soprattutto collegiali. Si accedeva in alcuni casi per sorteggio in altri per elezione.

Un altro elemento fondamentale, soprattutto ad Atene, era la liturgia: un sistema che prevedeva di addossare ai ceti più abbienti la maggior parte dei finanziamenti per i servizi pubblici (ad esempio l’organizzazione di feste, l’equipaggiamento delle navi) e per il funzionamento dello stato. Al modello ateniese del V secolo a.C. si accostano tutte le altre realtà democratiche, seppur con piccole variazioni di carattere locale. Nel secolo successivo e poi anche nell’età ellenistica questa forma popolare di governo sarà la più diffusa insieme a quella oligarchica.

 

6-Polis Oligarchica

L’oligarchia esprime un potere concentrato nelle mani di pochi, la sua massima espressione si ha con la polis di Sparta. Ciò che la differenzia dalla democrazia è una maggiore rigidezza nell’assegnazione della cittadinanza, che comporta i pieni diritti politici con gli oneri e gli onori conseguenti. Tutto ciò determina un carattere maggiormente esclusivo nell’esercizio del potere politico-istituzionale, l’accesso alle magistrature avveniva su basi elettive con particolare attenzione ai legami familiari. In età arcaica e classica Sparta mantiene ancora vivo una forma di regalità, più

precisamente una diarchia , affiancata da organi collegiali simili a quelli presenti nelle altre città greche.Vi era l’ apella (assemblea popolare) dei cittadini, il cui potere si riduceva semplicemente ad una approvazione di decisioni già prese da altri organi costituzionali. Il potere politico-decisionale era svolto dalla gherousìa (il Consiglio degli anziani), un collegio di 30 membri che ricoprivano questo ruolo a vita, sostituiti solo in caso di morte. La principale magistratura era quella dei 5 efori,

una carica elettiva, collegiale e annuale.

 

-Acropoli

L'acropoli è un termine (derivato dal greco "akros", alto, "polis", città) che originariamente indicava la parte più alta della polis greca. Estendendone il significato, può essere chiamata "acropoli" la parte più eminente e fortificata di un'antica città.Nella Grecia antica indicava quella parte della città che veniva costruita per ragioni difensive sulla sommità di un'altura e spesso cinta da mura. Iniziata

a diffondersi nell'età del bronzo, la "parte alta" delle città greche, come Atene, Argo, Micene e Tirinto, in età micenea era il luogo di residenza del re, ma col tempo divenne il centro religioso dell'abitato, sede di templi e luoghi di riunione.Essa si contrapponeva alla zona denominata asty, la parte periferica in cui viveva il popolo. Al suo interno c'erano case, templi e la piazza principale, l'agorà. Esempi tipici di acropoli, in parte tuttora ben conservati, sono quelli di Atene , di Selinunte (Sicilia) e di Canosa di Puglia; anche il castello Eurialo di Siracusa può essere considerato parte dell'acropoli di quella città. Ma l'acropoli di Atene, una collina rocciosa che si eleva fino a circa 100

metri sulla città circostante, ha conservato molte caratteristiche originarie.Tali fortificazioni non sono riferibili esclusivamente al mondo ellenico, bensì si ritrovano in tutto il Mediterraneo orientale (ad esempio presso gli Ittiti) e, dall'età del ferro in Italia (ad esempio l'acropoli di Alatri, Cuma e Arpino sulle origini delle quali, tra l'altro, non è esclusa la matrice mediorientale).

 

5-Agorà

Agorà (in greco antico, da = raccogliere, radunare) è il termine con il quale nell'antica Grecia si indicava la piazza principale della polis.

 

7-Olimpiadi Origine

I Giochi olimpici antichi furono delle celebrazioni atletiche e religiose, svolte nella città della Grecia antica, Olimpia, storicamente dal 776 a.C. al 393 d.C. Nell'antichità, si tennero in tutto 292 edizioni dei Giochi olimpici.

 

COSTITUZIONE SPARTANA

La Costituzione di Sparta è un'opera di carattere politico dello scrittore greco antico Senofonte. L'autore, ateniese, visse molti anni a Sparta, essendo andato in esilio in seguito alla caduta del regime dei Trenta tiranni ed ebbe così modo di conoscere meglio la città che divenne poi la sua patria d'adozione.

In questo testo si loda la costituzione di Licurgo, per la sua ferrea disciplina, che aveva contribuito a creare la grandezza di Sparta.

Tuttavia, nonostante i pregi di quel sistema politico, contrapposto all'individualismo della costituzione ateniese, nemmeno Sparta fu immune dalla generale decadenza delle città greche, seguita alla fine della Guerra del Peloponneso. Secondo Senofonte, a determinare il declino della città lacedemone sarebbe stata la progressiva sostituzione della morigeratezza, della temperanza e della continenza con l'amore per le ricchezze e per il lusso nei desideri e nei gusti degli spartani; in questo modo, erano venuti meno ai loro principî originari di obbedienza e subordinazione degli interessi del cittadino a quelli dello stato, che costituivano la base dell'ordinamento politico di

Licurgo.

 

COSTITUZIONE ATENIESE

La Costituzione degli Ateniesi (in greco antico Ἀθηναίων πολιτεία, Athênaíôn politeía) è un'opera antica attribuita ad Aristotele e ai suoi allievi, che descrive il regime politico dell'antica Atene. Il trattato fu composto tra il 330 e il 322 a.C.

Il testo su papiro fu rinvenuto nel 1879 in Egitto, nella regione di Ermopoli, e acquistato prima dal Museo Egizio di Berlino e nel 1899 dal British Museum.

Alcuni autori antichi, come Diogene Laerzio [1] testimoniano che il filosofo greco fece redigere dai suoi allievi una monografia su 158 costituzioni delle città greche, tra cui una costituzione di Atene.

Il testo fu pubblicato nel 1891 da Frederic George Kenyon. Poco dopo nacque una polemica sulla paternità dell'opera che dura ancora oggi: mentre per la maggior parte dei commentatori l'opera è di Aristotele, altri, sottolineando le numerose discrepanze e i passi contraddittori fra loro con anacronismi talora macroscopici, ne attribuiscono la stesura a un lavoro collettivo della scuola peripatetica[2].

L'opera si compone di due parti: la prima dal capitolo I al capitolo XLI tratta delle differenti evoluzioni della costituzione, dal processo degli Alcmeonidi fino al 403 a.C.; la seconda descrive le istituzioni della città, dalle condizioni di accesso alla cittadinanza, alle magistrature e ai tribunali.

 

SIGNIFICATO DI OLIGARCHIA E DEMOCRAZIA

oligarchia: Sistema politico in cui il governo è nelle mani di pochi potenti

democrazia:Concezione politica fondata sui principi della sovranità popolare, dell'uguaglianza giuridica dei cittadini, dell'attribuzione di diritti e doveri sanciti dalla costituzione, della separazione e indipendenza dei poteri || d. diretta, in cui la sovranità è esercitata direttamente dal popolo | d. cristiana, (con iniziale maiusc.) denominazione di partito formatosi su tale ideologia

 

 

 

 

 

 

Gli Etruschi

Nel 2000 a.c. in Italia arrivarono alcune tribù indoeuropee, affini agli Achei-Micenei. Col tempo queste tribù indoeuropee divennero veri e propri popoli italici: i Latini nel Lazio, i Sanniti sugli Appennini, i Lucani in Basilicata e i Bruzzi. nel 1200 a.c. si aggiunsero i sardi e i siculi.

 

 

I Villanoviani

Nel 1200 a.c. entrò in Italia una popolazione indoeuropea, probabilmente dal vicino oriente. I Villanoviani occuparono l'Emilia nel VIII secolo occuparono, Toscana, Umbria parte del Lazio e le coste Campane. I Fenici diedero l'alfabeto. I Greci lo trasmisero ai Villanoviani, diedero ai greci il ferro che veniva pagato con la moneta.

 

I Villanoviani diventano Etruschi

Gli Etruschi fondarono una società urbana, si costituì una lega "Dodecapoli" essa aveva carattere religioso,in origine la società era governata da un re "Lucomone", il potere passò a un gruppo ristretto di persone (potere oligarchico) intorno a questo gruppo gravitava una clientela (artigiani, contadini, operai) il cliente doveva essere sempre disponibile e riceveva da parte del patrono protezione.

 

La religione

 

Gli Etruschi erano politeisti e avevano una religione rivelata, la vita religiosa era complessa e richiedeva una potente casta di sacerdoti esperti. Tra questi vi erano Auruspici esperti nell'interpretazione dei messaggi e quindi a predire il futuro.

 

 

 

Gli Etruschi erano la più importante popolazione dell'Italia preromana. Occupavano originariamente la regione compresa tra l'Arno e il Tevere, che da loro prese il nome di Toscana (i Romani, infatti, chiamavano Tusci gli Etruschi). Di lì poi si estesero verso nord, in Emilia Romagna, e verso sud, in Campania. Il periodo di massimo splendore della civiltà etrusca giunse fino al 4° secolo a.C. In seguito, vennero completamente assorbiti dai Romani, fino a scomparire



Le origini

Tra gli antichi popoli dell'Italia preromana gli Etruschi sono quelli che hanno maggiormente attirato l'interesse dei moderni per l'altissimo livello artistico raggiunto e per la scarsa conoscenza della loro lingua, che non offre punti di contatto con nessun'altra conosciuta. Proprio a causa della difficoltà di comprendere i testi scritti in etrusco, si può affermare che il mistero costituito dall'origine di quel popolo continua a sussistere ancora oggi.

Il problema delle origini degli Etruschi non lo abbiamo solo noi moderni. Già gli antichi non erano in grado di spiegare la presenza di questo potente e raffinato popolo nel frammentato e spesso rozzo panorama delle genti dell'Italia preromana. Lo storico Erodoto, che scriveva nel 5° secolo a.C., attribuiva l'origine dei Tirreni (così i Greci chiamavano gli Etruschi) a un mitico fondatore, Tirreno, che si sarebbe trasferito nell'Italia centrale dopo essere fuggito da una remota regione dell'Asia Minore, l'attuale Turchia. Al contrario, Dionigi di Alicarnasso, un altro autore greco che scriveva nel 1° secolo a.C., attribuiva agli Etruschi un'origine italica. Lo storico latino Tito Livio, infine, contemporaneo di Dionigi, pensava di poter sostenere un'origine settentrionale degli Etruschi, che sarebbero giunti in Italia dall'Europa centrale. Oggi sappiamo assai di più sulle origini di quel popolo, anche se mancano molti dettagli alla precisa ricostruzione degli eventi. Si può dire, infatti, che tutte e tre le tradizioni degli antichi sulle origini degli Etruschi ci abbiano tramandato una parte di verità.

La civiltà villanoviana

La civiltà etrusca deriva direttamente da quella villanoviana, così chiamata perché è stata individuata per la prima volta nella località di Villanova, nei pressi di Bologna. La civiltà villanoviana risulta diffusa durante l'Età del Ferro (9°-8° secolo a.C.) proprio nelle zone che vedranno fiorire la civiltà etrusca. I resti di questa civiltà, provenienti, come quelli etruschi, soprattutto da tombe e necropoli, testimoniano di forti influenze delle popolazioni nordiche, in particolare celtiche (Celti), che si riscontreranno anche nell'arte etrusca, soprattutto nei periodi più antichi. Successivamente, a partire dall'8° secolo a.C., si comincia a constatare un cambiamento nei manufatti provenienti da quelle regioni e si ha un graduale passaggio a quel tipo di arte, caratterizzata da fortissime ed evidenti influenze greche, che noi chiamiamo etrusca. Gli Etruschi, quindi, possono definirsi come i successori dei Villanoviani, permeati dall'influenza dell'arte greca, giunta in Etruria dalla Campania e dalla Magna Grecia, come anche dalle colonie greche dell'Adriatico, in particolare Spina, nel delta del Po. Pur essendo una cultura originaria dell'Italia, quindi, quella etrusca si presenta come una civiltà fortemente permeata da influenze orientali, e in particolare greche.

Cenni storici

Le fonti per la storia degli Etruschi sono tutte di ambito greco e romano, e non ci fanno conoscere molti eventi significativi della storia di quel popolo. La struttura sociale prevalente tra gli Etruschi era la città, che aveva caratteristiche sociali e architettoniche per molti aspetti simili a quelle delle città greche, in particolare la grande accuratezza con cui erano decorate le porte delle mura difensive, in grandi pietre squadrate.

Come le città greche della Magna Grecia, anche quelle etrusche erano tra loro collegate in leghe: di particolare importanza, perché tramandataci dalle fonti, quella che riuniva le dodici città di Vulci, Volterra, Volsini, Veio, Vetulonia, Arezzo, Perugia, Cortona, Tarquinia, Cere, Chiusi, Roselle. Tale lega, però, aveva più un valore sacro che politico: per esempio, quando Roma conquistò, dopo una guerra decennale, Veio, nessuna città etrusca della lega si mosse in aiuto della sorella!

Dallo splendore al crollo

Tra il 7° e 6° secolo a.C. le città etrusche raggiunsero la loro massima espansione: dalla Campania, con Capua e Pompei, fino all'Emilia, Lombardia e Veneto, con gli importanti centri di Marzabotto, Felsina (Bologna), Spina, Adria, Mantova.

Nel 540 a.C. una flotta mista di Etruschi e Cartaginesi sconfisse al largo di Alalia, in Corsica, una flotta greca, ponendo termine all'espansione ellenica verso il Tirreno settentrionale. Tuttavia il momento della grande vittoria navale di Alalia segnò anche il culmine della parabola per la civiltà etrusca. Pochi anni dopo, nel 510-509 a.C. Roma, che fino ad allora era stata retta da una monarchia etrusca, i Tarquini, si sottrasse a questa influenza e anzi iniziò una politica di espansione in zona etrusca.

La propaggine meridionale dell'Etruria ‒ le città campane di Capua e Pompei ‒ furono perdute a partire dal 505, anno della battaglia di Ariccia, mentre nel 474 una flotta greca vendicò al largo di Cuma la sconfitta di Alalia. A partire dal 5° secolo il baricentro della civiltà etrusca si spostò tutto a nord. Tra il 4° e 3° secolo la civiltà etrusca crollò: Veio venne conquistata da Roma nel 396, tra il 356 e il 311 caddero Tarquinia e Cerveteri, all'inizio del 3° secolo Perugia, Arezzo, Cortona, Vulci e, nel 264, Volsini. Il resto dell'Etruria, le sue propaggini settentrionali, piegherà la schiena all'espansione romana senza opporre resistenza: la civiltà etrusca aveva oramai cessato di esistere come entità politica autonoma.

La società

Le città erano rette ciascuna da un re. Molte delle insegne del potere del re etrusco saranno successivamente assunte nello Stato romano per designare il potere dei magistrati superiori, i consoli e i pretori: la corona d'oro, il trono d'avorio, lo scettro ornato da un'aquila, la tunica e il mantello di porpora intessuti d'oro, infine i littori, in origine guardie del corpo che accompagnavano sempre i re portando sulla spalla il segno della sua potestà di punire, cioè il fascio di verghe con la scure, che da loro si chiamerà fascio littorio. Ognuno dei dodici re della lega etrusca ne aveva uno, ed è caratteristico che a Roma i consoli saranno preceduti ciascuno da dodici littori.

Il re fondava il suo potere su una classe aristocratica di ricchi proprietari terrieri, che facevano coltivare le loro terre da masse di servi, praticamente privi di ogni diritto politico.

Due erano gli aspetti della società etrusca che maggiormente colpivano gli osservatori greci: innanzitutto il ruolo della donna, che, al contrario di quanto avveniva in Grecia, partecipava attivamente alla vita sociale; in secondo luogo la ricchezza e il lusso che caratterizzavano il modo di vita delle classi dirigenti etrusche.

Nella società etrusca il banchetto (o simposio) aveva un'enorme importanza e lo dimostra il fatto che molto spesso i defunti erano rappresentati sui coperchi dei sarcofagi come se stessero partecipando a un banchetto, distesi sul caratteristico letto triclinare, cioè su uno dei tre letti del triclinio, poi adottato dall'élite della società romana.

L'arte funeraria

Gli Etruschi sono stati protagonisti di una straordinaria fioritura artistica. La loro arte è soprattutto funeraria, poiché proviene da necropoli, tra le quali sono particolarmente famose quelle di Cerveteri, di Tarquinia e di Chiusi, con le tombe sotterranee a camera, o quelle di Norchia, con le tombe a grotta. Purtroppo le città dei vivi sono molto meno note delle città dei morti. Mentre infatti le tombe, nelle varie tipologie, a ziro (così si chiamava un grande orcio di argilla grezza che conteneva il vero e proprio vaso cinerario che conteneva le ceneri del defunto), a camera, a grotta si sono conservate in gran numero, l'edilizia riservata ai vivi è sopravvissuta in modo molto sparso e casuale. Ciò è dovuto al fatto che i materiali edilizi impiegati erano spesso deperibili, soprattutto per quanto riguarda le abitazioni.

Anche gli edifici di culto, tranne poche eccezioni, sono andati per lo più perduti. Dai pochi resti rimasti sappiamo che gli edifici civili e i templi avevano in pietra solo le fondamenta, mentre l'alzato era in mattoni crudi, in terracotta o in legno. I templi sorgevano su alti basamenti ed erano costituiti da una parte anteriore aperta e porticata, e da un'altra chiusa, per lo più divisa in tre celle tra loro non comunicanti. Il colonnato del portico era formato da colonne caratteristiche, dettetuscaniche, che, a differenza di quelle greche, erano lisce. Di questi templi si sono salvate soprattutto alcune parti decorative poste agli angoli dei tetti spioventi, per lo più in terracotta.

La terracotta

Tutta l'arte etrusca, al contrario di quella greca, predilige la terracotta alla pietra: sia le statue sia i sarcofagi sono, in Etruria, per lo più in terracotta, anche se le raffigurazioni sono fortemente influenzate dall'estetica e dal gusto greco, seppure con forti connotazioni locali. Particolarmente caratteristica è la produzione di sarcofagi.

L'evoluzione della ritrattistica è uno degli elementi che consente di seguire la lunga e complessa evoluzione dell'arte etrusca dalla fase arcaica a quella cosiddetta ellenistica. I visi passano dalla scarsa espressività del famosissimoSarcofago degli sposi rinvenuto a Cerveteri (del 6° secolo a.C.) al crudo realismo dei sarcofagi di età ellenistica rinvenuti a Tuscania, addirittura umoristici nel mettere in risalto le imperfezioni e i difetti fisici dei defunti.

Gli arredi funerari ci consentono di scoprire una società ricca, addirittura opulenta. Sono relativamente comuni le suppellettili d'oro, dalla splendida patera ‒ una coppa larga e bassa ‒ finemente istoriata rinvenuta a Palestrina alle tavolette iscritte in etrusco e in fenicio, testimonianza dell'alleanza che portò al trionfo di Alalia, rinvenute a Pyrgi (presso Santa Severa, cittadina vicino Roma), alla famosissima fibula della tomba Regolini-Galassi, tutte opere che si possono oggi ammirare a Roma, nel Museo nazionale etrusco di Villa Giulia (che vanta la più imponente collezione di capolavori dell'arte etrusca) o al Museo gregoriano-etrusco del Vaticano.

Non sono rari nemmeno gli avori. La ceramica mostra il fortissimo influsso greco, anche se è possibile distinguere, sulle forme greche, una gran quantità di officine locali, con caratteristiche assolutamente originali.

In alcuni casi, però, e in particolare in alcune tipologie di vasi funerari che rimandano a pratiche religiose esclusivamente etrusche, non è riscontrabile l'influsso greco, ma piuttosto un'originale derivazione dalla precedente cultura villanoviana. In particolare gli ossuari con coperchio conico rovesciato, le numerose tipologie di buccheri (tipico vasellame etrusco) e alcuni tipi di urne, i canopi, hanno in Italia e non in Grecia i loro antecedenti.

La metallurgia

Un discorso a parte merita la metallurgia, che presso gli Etruschi raggiunse vette inarrivabili. Favoriti dalla buona disponibilità di materiale ferroso, gli Etruschi furono in grado di sviluppare una tecnica straordinaria nella lavorazione dei metalli: dall'oreficeria all'oggettistica, dalla fabbricazione di armi alla statuaria, non v'è branca in cui essi non siano riusciti a stupire.

Tre esempi, tutti quanti famosissimi, saranno sufficienti a dare un'idea delle loro capacità. La lupa in bronzo, alla quale, in ossequio alla leggenda di Romolo e Remo, vennero successivamente aggiunti i due gemelli nell'atto di succhiare il latte, conservata a Roma nei Musei Capitolini, è opera etrusca, di probabile derivazione da Veio, e la tradizione la attribuisce a un mitico artista di nome Vulca, che avrebbe importato le arti a Roma, durante la monarchia dei Tarquini.

Etrusca è anche la splendida statua in bronzo di un uomo togato, rappresentato con il braccio alzato in atto di parlare, e perciò chiamata l'Arringatore, trovata nei pressi del Lago Trasimeno, in Umbria, e conservata a Firenze, impressionante testimonianza dell'ultima fase artistica della civiltà etrusca, oramai fortemente condizionata dalla invadente presenza romana.

Infine, ultimo, celebre esempio, la rappresentazione in bronzo di un fegato di pecora, rinvenuto presso Piacenza, con tutte le indicazioni utili per servirsene allo scopo di indovinare il futuro.

La religione

Con il cosiddetto fegato di Piacenza entriamo nell'ambito della religione degli Etruschi. La pratica religiosa per la quale gli Etruschi erano più famosi, già nell'antichità, era l'aruspicina, cioè l'arte di fare previsioni sul futuro fondandosi sull'osservazione delle viscere delle vittime sacrificate agli dei. I Romani la chiamavano addirittura Etrusca disciplina, facendo riferimento a una speciale capacità dei sacerdoti etruschi di avere un rapporto privilegiato con gli dei e saper riconoscere i segni premonitori infausti per evitare che generassero eventi negativi. Così nel mondo etrusco la capacità di indovinare il futuro tramite l'interpretazione di segni ‒ che potevano essere eventi meteorologici come fulmini, piogge e venti, il volo degli uccelli in una particolare zona del cielo o i segni riscontrati nelle viscere degli animali sacrificati ‒ crebbe e si sviluppò in una vera e propria arte.

La raffinatezza dei sacerdoti etruschi arrivò al punto di insospettire gli stessi Romani, che pure facevano gran conto di queste superstizioni! Proprio il fegato appena nominato, assieme alle bende che avvolgevano una mummia e che in origine costituivano un libro in lino contenente una sorta di calendario religioso, sono i documenti più importanti per ricostruire queste antichissime credenze religiose e pratiche rituali. Come l'arte, anche la religione etrusca andò mano a mano evolvendosi avvicinandosi sempre più alla religione greca: a partire dal 6° secolo cominciano a penetrare in Etruria divinità schiettamente greche. Secondo lo scrittore latino Publio Terenzio Varrone (1° secolo a.C.), un appassionato di antichità etrusche, il loro dio principale era Vertumnus, una divinità che veniva raffigurata in vario modo e che aveva il suo centro di culto principale in un santuario a Volsini, al quale facevano riferimento diverse importanti città etrusche. Molte delle antiche divinità latine hanno in realtà un'origine etrusca: Silvano, Giano, Marte sono solo alcune delle divinità che, con nomi leggermente diversi, passarono dal pantheon etrusco a quello romano.

Il mondo dei morti

Particolarmente sviluppate presso il popolo etrusco erano le concezioni religiose relative al mondo dei morti. Tali credenze, inoltre, ci sono ben note a causa delle nostre conoscenze dell'arte e della civiltà etrusca, che, come si è visto, sono legate per lo più ai ritrovamenti sepolcrali.

Il mistero del passaggio dalla vita alla morte è rappresentato in maniera estremamente suggestiva in un famosissimo affresco scoperto in una tomba di Paestum (in Campania). Questa, conosciuta come Tomba del tuffatore, pur appartenendo a un membro dell'aristocrazia greca che governava la città, risente degli influssi artistici esercitati dall'ambiente artigiano di Capua etrusca. Qui il defunto è rappresentato come un giovane, nudo e solitario, che, dall'alto di un trampolino, si tuffa in un mare tranquillo.

Il mondo dei morti è separato e distinto da quello dei vivi, per andarvi ci si può tuffare, come nell'appena menzionata Tomba del tuffatore, oppure ci si può essere condotti da un demone infernale, geloso custode dell'aldilà. Il "Caron dimonio, con occhi di bragia" cantato da Dante, cioè l'essere che nella Divina Commedia traghetta Dante e Virgilio nell'Inferno, non è altro che una rivisitazione di Charun, che, nella religione etrusca, svolgeva le stesse identiche funzioni.

 

 

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