IL TESTO TEATRALE


Il testo è una forma di comunicazione che si basa su un testo scritto per essere rappresentato dagli attori davanti a un pubblico di spettatori.

Nel testo teatrale la comunicazione si sviluppa su due piani: 

- In orizzontale "tra i personaggi" sulla scena. 

- In verticale "tra l'autore e lo spettatore" cioè tra lo scrittore e il pubblico.

Il testo teatrale è diverso da quello narrativo, perchè è come un racconto senza perchè, i fatti non vengono riportati da una voce esterna alla storia ma vengono recitati direttamente dagli attori.

Il testo teatrale si divide in parti: 

- atti che sono gli episodi principali 

- scene che sono le parti scandite dall'entrata o un'uscita di un personaggio.

Il tempo dell'azione scenica è il presente.

I due generi teatrali fondamentali sono: la tragedia e la commedia.

 

-Nella tragedia sono rappresentati fatti seri, sentimenti forti vissuti da personaggi che appartengono a classi sociali elevate.

L'azione spinge alla riflessione e si conclude sempre con la morte violenta del protagonista e talvolta, di altri personaggi.

 

-La commedia porta in scena situazioni e personaggi comuni che suscitano il sorriso e divertono lo spettatore.

Si concludono sempre  riappacificazione e il lieto fine.

 

 

Il dramma moderno.

 

Nell'ottocento nasce un nuovo genere teatrale: "il dramma moderno".

Esso si contrappone alla commedia perchè non è sempre presente il lieto fine; si differenzia anche dalla tragedia perchè i contenuti rispetto a quest'ultima sono meno drammatici e raramente il protagonista muore.

I personaggi sono padri e madri di famiglia, impiegati e professionisti che si muovono negli ambienti dell'epoca ( salotti borghesi, uffici pubblici, strade della città).

I temi trattati sono la famiglia, l'adulterio (il tradimento), i problemi economici, i rapporti tra padre e figlio, la condizione famigliare, le relazioni sociali e l'incomunicabilità tra i soggetti.

 

I personaggi

 

Il testo teatrale si apre con l'elenco dei personaggi principali e secondari e con l'indicazione dei loro ruoli.

Il protagonista: è quello che è al centro dell'azione drammatica.

L'antagonista: è il rivale del protagonista ha la funzione di ostacolo.

L'oggetto: è il valore cercato, quello che fa muovere l'azione.

L'aiutante: è l'aiutante del protagonista e lo aiuta a raggiungere l'obbiettivo.

Oppositore: agisce con l'antagonista e ostacola il protagonista.

Il destinatore: è l'arbitro della situazione. Ha la funzione di attribuire il bene cercato, esempio: il destino, dio il governatore un personaggio nel quale si incarna il bene.

Il destinatario: è il ricevente del bene cercato.

 

Elementi tipici del linguaggio teatrale.

 

Le didascalie: sono indicazioni in corsivo che d'hanno informazioni sull'ambiente scenico, sul tono della recitazione, sui gesti,

sulle azioni ecc...

Le battute: sono le parole pronunciate dagli attori.

I dialoghi: sono la successione delle battute tra i personaggi.

I monologhi: è la battuta lunga recitata da un solo personaggio.

Gli "a parte": sono battute che i personaggi pronunciano fingendo che gli altri personaggi sulla scena non sentano.

                             

« To be, or not to be, that is the question:
Whether ’tis nobler in the mind to suffer
The slings and arrows of outrageous fortune,
Or to take arms against a sea of troubles,
And, by opposing, end them. To die, to sleep…
No more, and by a sleep to say we end
The heartache and the thousand natural shocks
That flesh is heir to: ’tis a consummation
Devoutly to be wished. To die, to sleep.
To sleep, perchance to dream. Ay, there’s the rub,
For in that sleep of death what dreams may come
When we have shuffled off this mortal coil
Must give us pause. There’s the respect
That makes calamity of so long life,
For who would bear the whips and scorns of time,
Th’oppressor’s wrong, the proud man’s contumely,
The pangs of despis’d love, the law’s delay,
The insolence of office, and the spurns
That patient merit of th’unworthy takes,
When he himself might his quietus make
With a bare bodkin? Who would fardels bear,
To grunt and sweat under a weary life,
But that the dread of something after death,
The undiscovered country from whose bourn
No traveller returns, puzzles the will,
And makes us rather bear those ills we have
Than fly to others that we know not of?
Thus conscience does make cowards of us all,
And thus the native hue of resolution
Is sicklied o’er with the pale cast of thought,
And enterprises of great pitch and moment
With this regard their currents turn awry,
And lose the name of action.
 »
(IT)
« Essere, o non essere, ecco la questione:
se sia più nobile nella mente soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna
o prendere le armi contro un mare di affanni
e, contrastandoli, porre loro fine. Morire, dormire…
nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine
al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali
di cui è erede la carne: è una conclusione
da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.
Dormire, forse sognare. Sì, qui è l’ostacolo,
perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire
dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale
deve farci esitare. È questo lo scrupolo
che dà alla sventura una vita così lunga.
Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo,
il torto dell’oppressore, la contumelia dell’uomo superbo,
gli spasimi dell’amore disprezzato, il ritardo della legge,
l’insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo
che il merito paziente riceve dagli indegni,
quando egli stesso potrebbe darsi quietanza
con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli,
grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,
se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte,
il paese inesplorato dalla cui frontiera
nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà
e ci fa sopportare i mali che abbiamo
piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?
Così la coscienza ci rende tutti codardi,
e così il colore naturale della risolutezza
è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
e imprese di grande altezza e momento
per questa ragione deviano dal loro corso
e perdono il nome di azione.