Russolo, Carrà, Marinetti, Boccioni e Severini nel 1912 davanti la sede di Le Figaro

MANIFESTO DEL FUTURISMO

 

  1. Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità.
  2. Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
  3. La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità pensosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
  4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo... un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.
  5. Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
  6. Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali.
  7. Non v'è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all'uomo.
  8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!... Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell'impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto, poiché abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente.
  9. Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
  10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.
  11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l'orizzonte, e le locomotive dall'ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d'acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.

È dall'Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il FUTURISMO perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologi, di ciceroni e d'antiquari. Già per troppo tempo l'Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri. »

(Filippo Tommaso MarinettiManifesto del FuturismoLe Figaro, 20 febbraio 1909)

 

Il Futurismo è un movimento “globale” che investe ogni forma di cultura nell’Italia del primo Novecento (pittura, architettura, poesia, teatro).

 

Il futurismo è stato un movimento artistico e culturale italiano del XX secolo che ebbe influenza su movimenti artistici che si svilupparono in altri Paesi, in particolare in Russia, Francia, Stati Uniti e Asia.

 

I futuristi esplorarono ogni forma di espressione, dalla pittura alla scultura, alla letteratura (poesia e teatro), la musica, l'architettura, la danza, la fotografia, il cinema e persino la gastronomia.

 

 

La denominazione ufficiale del movimento si deve al poeta italiano Filippo Tommaso Marinetti.

 

 

 

 Il 1909 segna l’inizio ufficiale del movimento. È questa infatti la data del primo Manifesto programmatico futurista, che apparve a Parigi sul giornale «Le Figaro». 

 

Il Manifesto Futurista (1909), scritto da Filippo Tommaso Marinetti, fu pubblicato sul  quotidiano francese Le Figaro il 20 febbraio 1909 conferendo al progetto marinettiano una risonanza europea.

 

 

Siamo in piena età giolittiana (Giovanni Giolitti fu Presidente del consiglio dal 1903 al 1914, salvo brevi interruzioni, e al suo nome è legato il periodo della nascita della grande industria italiana). È di quegli anni la grande espansione della Fiat, costituitasi fin dal 1896, e proprio nel 1910 nasce l’industria cinematografica.

Il Futurismo riflette nei suoi temi fondamentali questo processo storico e ne esalta le componenti: la macchina, la velocità, il movimento, il cinema, il prodotto industriale e in genere tutte le “idee-forza” di dinamismo e simultaneità. Ma ne riflette anche le contraddizioni e i motivi irrazionalistici, legati al mito dello “Stato-forte”: quali l’azione per l’azione, la concezione della guerra «come sola igiene del mondo», il gusto della violenza e il culto della forza a servizio di chiunque.

Ne deriva un’ideologia letteraria caratterizzata dall’esigenza di un linguaggio sintetico in cui l’espressione traduca subito l’ispirazione. Nascono così vari procedimenti stilistici quali l’abolizione della punteggiatura, l’uso di una stretta rete di immagini, le parole in libertà e l’immaginazione basata su arditi rapporti analogici che creano la simultaneità delle impressioni visive e sonore, fino alla dissoluzione della parola stessa in puro suono.

Intorno a Marinetti si raccolsero diversi scrittori, quali, per esempio, Giovanni Papini e Ardengo Soffici che, staccatisi dalla rivista La Voce, nel 1913 fondano a Firenze la rivista Lacerba, cui collaborarono anche Aldo Palazzeschi e Corrado Govoni.

Con lo scoppio della Prima guerra mondiale il movimento si disperse e Lacerba cessò le pubblicazioni.

Più tardi il gruppo di Marinetti aderirà al fascismo e trasformerà l’ideologia letteraria in lotta politica e celebrazione delle opere del regime.

Ma l’importanza storica del Futurismo come rottura programmatica con la tradizione va ricercata anche nell’influenza che esso esercitò sui vari movimenti d’avanguardia europei.

In Francia lo stesso Apollinaire (1880-1918) si avvicinò al gruppo di Marinetti redigendo un manifesto su L’antitradition futuriste. In Russia il movimento raggiunse una particolare fortuna assumendo uno sviluppo autonomo nel gruppo dei “cubo-futuristi”, così chiamati per la suggestione di certe prospettive della pittura cubista.

 

I cubo-futuristi si distinguono dai futuristi italiani sia sul piano della sperimentazione del linguaggio, dedicandosi particolarmente alla creazione filologica di parole nuove, sia su quello della polemica antitradizionalista, in quanto condannano la guerra e l’imperialismo, volgendosi piuttosto alla protezione sociale. Tra i maggiori esponenti russi va ricordato Vladimir Majakovskij (1893-1930).

 

Quindi:

 

Il Futurismo nasce in un periodo - l'inizio del Novecento - di notevole fase evolutiva dove tutto il mondo dell'arte e della cultura era stimolato da numerosi fattori determinanti:

.

 

Principi-base del movimento:

  • esaltazione della tecnica

  • fiducia illimitata nel progresso,

  • la fine delle vecchie ideologie, bollate con l'etichetta di "passatismo" e i fautori di queste ideologie erano detti passatisti

  • Esaltazione del dinamismo e della velocità,

  • l'industria

  • guerra, che veniva intesa come "igiene dei popoli"

  • velocità: l'automobile, l'aereo

  • violenza.

  • Il carattere mitico delle città industriali perché rappresentano il trionfo tecnologico dell'uomo sulla natura.

Si auspica inoltre la nascita di una letteratura rivoluzionaria liberata da tutte le regole, anche quelle della grammatica, dell'ortografia e della punteggiatura.

I futuristi sperimentano nuove forme di scrittura per dar vita ad una poesia tutta movimento e libertà.

Negano la sintassi tradizionale, modificano le parole, le dispongono sulla pagina in modo da suggerire l'immagine che descrivono.

 

 

La vis polemica appassionata di Marinetti attrasse immediatamente alcuni giovani artisti dell'ambiente milanese - Umberto Boccioni, Carlo Carrà, e Luigi Russolo - che vollero estendere le idee di Marinetti alle arti visuali (Russolo fu anche un compositore, e introdusse le idee futuriste nelle sue composizioni). I pittori Giacomo Balla e Gino Severini incontrarono Marinetti nel 1910. Questi artisti rappresentarono la prima fase del movimento futurista.

 

L'ideologia futurista di glorificazione della guerra come espressione vitalista e purificatrice, unitamente a un aggressivo e convinto nazionalismo, portò nel dopoguerra prima all'ispirazione e poi a un rapporto piuttosto problematico con il fascismo. A quest'ultimo aspetto si deve negli anni del dopoguerra l'ostracismo culturale subito dal futurismo, ostracismo che sta lentamente cedendo il passo a una critica meno militante e più serena.

 

 

La Poesia

 

I poeti futuristi si riuniranno attorno alla rivista Poesia fondata da Marinetti.

 

Nei componimenti si trova generalmente l'esaltazione del futuro e delle sensazioni forti associate alla velocità e alla guerra. Gli esponenti più noti, oltre al Marinetti, sono Aldo Palazzeschi (autore della poesia La fontana malata e della celeberrima "La passeggiata) e Paolo Buzzi (almeno per parte della sua produzione), Salvatore Quasimodo aderì, in gioventù, al futurismo (si ricorda la sua poesia "Sera d'estate" pubblicata nel 1917 sulla rivista fiorentina "Italia Futurista").

 

Parole in libertà o Paroliberismoè lo stile letterario introdotto dal Futurismoin cui le parole che compongono il testo non hanno alcun legame sintattico-grammaticale fra loro e non sono organizzate in frasi e periodi. Viene abolita la punteggiatura, gli accenti e gli apostrofi.

 

 

I principi e le regole di questa tecnica letteraria sono state individuate e scritte da Marinetti nel "Manifesto tecnico della letteratura futurista" dell'11 maggio 1912.

 

 

Filippo Tommaso Marinetti

 

Filippo Tommaso Marinetti trascorse i primi anni di vita ad Alessandria d'Egitto, dove il padre (Enrico Marinetti) e la madre (Amalia Grolli) convivevano. L'amore per la letteratura emerge sin dagli anni del collegio: a 17 anni fonda la sua prima rivista scolastica, Papyrus; i gesuiti lo minacciano di espulsione per aver introdotto a scuola gli scandalosi romanzi di Émile Zola. È inviato così dalla famiglia a diplomarsi a Parigi, dove ottiene il Baccalaureato nel 1893. Si iscrive alla facoltà di legge di Pavia, insieme al fratello maggiore Leone.

 

La morte di quest'ultimo, appena ventunenne, è il primo vero trauma della vita di Marinetti, che dopo aver conseguito la laurea (a Genova nel 1899), decide di abbandonare il diritto e assecondare la sua vocazione letteraria. Da questo momento non cesserà di sperimentare incessantemente in ogni campo della letteratura (poesia, narrativa, teatro, parole in libertà). Nel 1902ha un altro grave lutto familiare: muore la madre, Amalia Grolli, che da sempre lo aveva incoraggiato a praticare l'arte della poesia.

 

Le sue prime poesie in lingua francese, pubblicate su riviste poetiche milanesi e parigine, vengono notate soprattutto in Francia. In questo periodo Marinetti compone soprattutto versi liberi di stampo simbolista, che risentono soprattutto dell'influenza di Gabriele D'Annunzio.

 

I suoi rapporti con D'Annunzio sono sin dall'inizio ambivalenti: nella scena parigina i due poeti italiani sono visti come rivali, ma il successo di D'Annunzio oscura quello del più giovane collega, che spesso anzi è consultato come fonte di prima mano di aneddoti sul "Vate”.

 

Tra il 1905 e il 1909 dirige la rivista milanese Poesia, di cui è fondatore e principale finanziatore. All'inizio si tratta di una rivista eclettica, che ha il merito di proporre in Italia alcuni autori simbolisti (soprattutto francesi e belgi) ancora sconosciuti. Solo nel 1909 essa diventa il primo organo ufficiale di un nuovo movimento poetico: il Futurismo.

 

Amante della velocità, nel 1908 Marinetti è ripescato in un fossato fuori Milano in seguito ad un banale incidente: per evitare due ciclisti era uscito di strada con la sua automobile, un'Isotta Fraschini. L'episodio viene trasfigurato nel Manifesto del futurismo, composto nello stesso anno: il Marinetti che viene estratto dal fossato è un uomo nuovo, deciso a liberarsi degli orpelli decadentisti e che detta ai suoi compagni un programma fortemente rivoluzionario: occorre chiudere i ponti col passato, «distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie» e cantare «le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa glorificare la guerra — sola igiene del mondo —, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore del libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.»

 

A fine gennaio 1909 Marinetti manda il Manifesto ai principali giornali italiani, il 20 febbraio il Manifesto venne pubblicato sulla prima pagina del più prestigioso quotidiano francese, Le Figaro, il Manifesto viene letto e dibattuto in tutta Europa, ma le prime opere 'futuriste' di Marinetti non hanno la stessa fortuna: la prima del dramma satirico Le roi Bombance(Re Baldoria), viene sonoramente fischiata dal pubblico e da Marinetti stesso, che introduce così un altro degli elementi essenziali del Futurismo: la "voluttà d'essere fischiati"; l'autore tuttavia affronterà successivamente a duello un recensore troppo severo.

 

Nel 1910 il suo primo romanzo, Mafarka il futurista, viene assolto dall'accusa di oltraggio al pudore.

 

Sempre nel 1910 Marinetti tre giovani pittori (Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo) decidono di aderire al Movimento e Marinetti lancia le serate futuriste: spettacoli teatrali in cui i futuristi declamano i loro manifesti davanti a una folla che spesso accorre per il solo piacere di colpirli con ortaggi vari. Ma l'happening più riuscito del periodo è il lancio del Manifesto Contro Venezia passatista dal Campanile della Basilica di San Marco: nel volantino Marinetti propone di "colmare i piccoli canali puzzolenti con le macerie dei vecchi palazzi crollanti e lebbrosi" per "preparare la nascita di una Venezia industriale e militare che possa dominare il mare Adriatico, gran lago Italiano".

 

Nel 1910 lancia una nuova rivoluzione: è tempo di farla finita con la sintassi tradizionale, per passare alle Parole in libertà.

 

L’opera che meglio declina questa tecnica è l’opera “Zang Tumb Tumb”, pubblicata a Milano a cura delle Edizioni futuriste di Poesia, nel 1914.

 

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In questo poemetto, ispirato all'assedio di Adrianopoli durante la guerra bulgaro-turca, l'autore utilizza metodi di stampa particolari inserendo caratteri tipografici di varie dimensioni, nonché grassetto e corsivo creando in tal modo un effetto visivo in grado di riportare il lettore al centro della battaglia del 1912.

 

Il testo, dal forte carattere visivo, si compone delle parole in libertà, tecnica di scrittura futurista che prevede l'abolizione dei nessi sintattici tradizionali, il rifiuto di articoli, avverbi e aggettivi e l'uso di termini onomatopeici per riprodurre i suoni della guerra.

 

 

 

Parole in libertà e parole in guerra: le parole in libertà sono una tecnica poetica espressiva del tutto nuova, in cui è distrutta la sintassi, abolita la punteggiatura e si ricorre anche ad artifici verbo-visivi.

 

 

 

 

Dopo l'attentato di Sarajevo, Marinetti non esita a schierarsi a favore dell'intervento contro l'Austria e la Germania: verrà arrestato per aver bruciato bandiere austriache in piazza del Duomo a Milano. Quando l'Italia entra in guerra, Marinetti si arruola volontario. Partecipa sia alla rotta di Caporetto che alla trionfale avanzata di Vittorio Veneto, al volante di un'autoblindo (esperienza poi narrata nel romanzo L'alcova d'acciaio).

 

Dal Futurismo al Fascismo

 

Terminata la guerra (con due medaglie al valore), Marinetti è convinto che sia giunto il momento di fare la rivoluzione. Deluso dalla "vittoria mutilata", partecipa per breve tempo all'impresa fiumana, ma è deluso da molti seguaci di D'Annunzio ed è invitato da quest'ultimo a lasciare la città.

 

In questo stesso periodo fonda il Partito Politico Futurista, che nel proprio programma contempla lo "svaticanamento dell'Italia" e il passaggio dalla monarchia alla repubblica. Il 23 marzo 1919 Marinetti partecipa con Mussolini all'adunata di piazza San Sepolcro a Milano: da quel momento il Partito Politico Futurista confluisce nei Fasci di combattimento. Il 15 aprile, alla guida di un eterogeneo gruppo costituito da arditi, futuristi e fascisti si scontrò con i militanti del Partito Socialista che culminò nell'assalto all'Avanti!.

 

Nel maggio del 1920 interviene al secondo congresso dei Fasci, insistendo sulla necessità di "svaticanare l'Italia", abolire la monarchia e "appoggiare gli scioperi giusti": ma ormai i fascisti stanno andando nella direzione opposta, e Marinetti decide di dimettersi. Il poeta inizia lentamente ma decisamente a divergere dal fascismo: se ne distaccherà prima della fine dell'anno per ritornare sui suoi passi cinque anni più tardi, nel 1925 firma il Manifesto degli intellettuali fascisti. Nel 1929 lo stesso Mussolini vorrà Marinetti nell'Accademia d'Italia appena fondata. Il fondatore del Futurismo è ormai diventato un difensore della letteratura e della lingua italiana contro l'"esterofilia" dilagante.

 

La sua posizione di Accademico gli consente comunque alcune timide prese di posizione critiche nei confronti del regime: nel 1938 escono, sulla rivista futurista Artecrazia, alcuni articoli (probabilmente dettati o ispirati da Marinetti) contro l'antisemitismo e le leggi razziali.

 

 

 

 

Ancora in guerra

 

Malgrado la non più giovane età, Marinetti non rinuncia al fascino della guerra. Del resto, in un'intervista del 1926 aveva affermato che la guerra futura sarebbe stata combattuta dai vecchi, mentre i giovani sarebbero stati risparmiati per "la fecondazione della razza". Coerente coi suoi principi, Marinetti partecipa come volontario alla guerra di Etiopia (1936) e addirittura (a sessantasei anni) alla spedizione dell'ARMIR in Russia. L'esperienza russa si rivela però fatale.

 

Tornato in Italia, stanco e malato, Marinetti detta ancora diverse opere a carattere memoriale, aderisce alla Repubblica Sociale Italiana, che per certi versi rappresenta un ritorno agli ideali fascisti repubblicani del 1919.

 

Marinetti morì a Bellagio, nell'attuale Hotel Excelsior, sul Lago di Como, il 2 dicembre 1944, in seguito a una crisi cardiaca

 

La notizia fece velocemente il giro del mondo. Il 3 dicembre anche il New York Times dedicò alla morte del Poeta un articolo poeta.

 

 

 

 

Futurismo e gastronomia

 

Nel 1914 il cuoco francese Jules Maincave aderì al Futurismo, proponendo quindi l'accostamento di nuovi sapori ed elementi fino ad allora "separati senza serio fondamento". Questo comprendeva accostamenti come filetto di montone e salsa di gamberi, noce di vitello e assenzio, banana e groviera, aringa e gelatina di fragola.

 

Il 20 gennaio 1931 Marinetti pubblicò il Manifesto della cucina futurista sulla rivista Comoedia. Secondo Marinetti bisognava eliminare la pastasciutta, così come forchetta e coltello e condimenti tradizionali, e incoraggiare l'accostamento ai piatti di musiche, poesie e profumi.

 

Scrive Marinetti:

 

 

« (...) vi annuncio il prossimo lanciamento delle cucina futurista per il rinnovamento totale del sistema alimentare italiano, da rendere al più presto adatto alle necessità dei nuovi sforzi eroici e dinamici imposti dalla razza. La cucina futurista sarà liberata dalla vecchia ossessione del volume e del peso e avrà, per uno dei suoi principi, l'abolizione della pastasciutta. La pastasciutta, per quanto gradita al palato, è una vivanda passatista perché appesantisce, abbrutisce, illude sulla sua capacità nutritiva, rende scettici, lenti, pessimisti. È d'altra parte patriottico favorire in sostituzione il riso. »

 

 

 

IL FUTURISMO: PROTAGONISTI E OPERE DI ARTE

1. Il futurismo è un movimento artistico e culturale sorto in Italia nei primi decenni del Novecento (1909-1944 circa). Pittura, scultura, letteratura, poesia, architettura, cinema, fotografia: questa avanguardia artistica si rivolge a tutte le arti, proponendo una visione nuova del mondo culturale, caratterizzata da uno stacco netto e violento con il passato.

2. Il futurismo ha una data di nascita: è il 20 febbraio 1909, quando il poeta Filippo Tommaso Marinetti pubblica “Il manifesto Futurista” sul quotidiano francese Le Figaro.

A questo manifesto, che elenca i principi cardine del movimento, ne seguiranno altri come “Il Manifesto dei pittori futuristi” e “Il Manifesto tecnico della pittura, pubblicati nel febbraio 1910 a Milano. Non saranno gli unici.

Umberto Boccioni, La risata, 1911, New York, Museum of Modern Art
Umberto Boccioni, La risata, 1911, New York, Museum of Modern Art

3. Uno dei punti chiave del movimento futurista è l’esaltazione del moderno, con le sue automobili, le industrie e gli aeroplani, unito alla glorificazione del patriottismo, del militarismo e della guerra. Altro punto cardine è il valore dato all’irruenza, anche violenta purché finalizzata a segnare un definitivo stacco con la cultura del passato, considerata noiosa, borghese e sorpassata. Non a caso nel manifesto si parla di “coraggio, audacia, ribellione come elementi essenziali”.

4. Come è facile immaginare, i soggetti prediletti dagli artisti futuristi sono le automobili, le industrie, le folle agitate o gli aeroplani, simbolo di una società in rapida evoluzione. Gli artisti futuristi, per rendere l’idea del dinamismo e del movimento, tendono a deformare le immagini, come se fuggissero via nel momento in cui lo spettatore presta loro attenzione.

Giacomo Balla, Dinamismo di un cane al guinzaglio, 1912, Albright-Knox Art Gallery, Buffalo (NY)
Giacomo Balla, Dinamismo di un cane al guinzaglio, 1912, Albright-Knox Art Gallery, Buffalo (NY)

5. È Umberto Boccioni il principale esponente futurista nelle arti figurative. Altri artisti di spicco del movimento sono Giacomo Balla, Gino Severini, Fortunato Depero e Carlo Carrà. Boccioni morirà nel corso della Prima Guerra Mondiale (1916) segnando una netta separazione tra la prima e la seconda fase del movimento.

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Umberto Boccioni, Forme uniche della continuità nello spazio, 1913, Museo del Novecento, Milano

 

6. La storia del movimento futurista infatti si può dividere in due fasi: la fase antecedente la Prima Guerra Mondiale, che vede il movimento svilupparsi nella città di Milano ed una seconda generazione futurista, nata dopo il Conflitto, che vede gli artisti concentrarsi intorno a Roma anche in settori precedentemente ignorati come quello della tipografia, della pubblicità e della moda, con gli stravaganti panciotti disegnati da Depero o l’ “anticravatta metallica”, creata da Di Bosso e Scurto.

7. L’aggressività alla base del movimento futurista, l’esaltazione dello spirito patriottico e della guerra (“sola igiene del mondo”) rendono possibile il matrimonio (mai perdonato fino in fondo) con la neonata ideologia fascista, a cui il futurismo rimarrà molto legato.

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Carlo Carrà, Funerale dell’anarchico Galli, 1911, Museum Of Modern Art, New York

8. A livello tecnico, molti critici hanno rilevato importanti analogie tra la pittura futurista e il cubismo, nonostante i futuristi criticassero la staticità delle opere cubiste in contrapposizione alla dinamicità delle loro realizzazioni.

I futuristi inoltre rifiutano di fare uso della prospettiva canonica, da un unico punto di vista, decidendo invece di adottare una prospettiva con molteplici punti di vista, per porre lo spettatore al centro della chiave interpretativa e accentuare il dinamismo delle forme.

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Gino Severini, Ballerina in blu, 1912, collezione Gianni Mattioli presso collezione Peggy Guggenheim, Venezia

9. In letteratura Tommaso Marinetti lancia le sue “parole in libertà”: cioè testi con parole disposte senza alcun legame grammaticale-sintattico tra loro. Altra caratteristica della letteratura futurista è l’esasperato uso delle onomatopee per esprimere il rumore legato al movimento dei mezzi meccanici (es. il tatatata delle mitragliatrici).

10. Fa parte del movimento futurista anche la tecnica del “fotodinamismo futurista”, del regista Anton Giulio Bragaglia. La tecnica, grazie e lunghe esposizioni fotografiche di soggetti in movimento, permetteva di ottenere effetti particolari che miravano a restituire nella foto il dinamismo del soggetto ritratto.

La tecnica di Bragaglia fu inizialmente osteggiata da eminenti membri del movimento (Boccioni in primis), contrari a considerare la fotografia una forma d’arte. Dovette intervenire lo stesso Marinetti per darle legittimità firmando, nel 1930 insieme a Tato, il “Manifesto della Fotografia”.

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Anton Giulio Bragaglia, Dattilografa, 1911

“Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.” (Filippo Tommaso Marinetti, Primo punto del Manifesto del Futurismo, 1909)

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Fortunato Depero, Treno partorito dal sole, 1924